Per molto tempo abbiamo immaginato il volontariato e il lavoro come due mondi separati: da una parte l’impegno civile, dall’altra l’attività d’impresa. Oggi questa distanza si sta riducendo.
Sempre più aziende scelgono di mettere a disposizione dei territori non solo risorse economiche, ma anche tempo, competenze e relazioni. È qui che prende forma il volontariato aziendale: quando dipendenti, professionisti e manager possono impegnarsi in attività sociali durante l’orario di lavoro o attraverso programmi promossi dall’azienda, a favore di enti, comunità e cause di interesse generale.
Un fenomeno in crescita, anche se ancora giovane
I numeri raccontano un cambiamento vero: gli ultimi dati indicano che nel 2025 sono state 75.550 le imprese con dipendenti che hanno favorito attività di volontariato durante l’orario di lavoro, con una crescita del 16% rispetto all’anno precedente. Nel 2024 le aziende già attive erano meno di 65 mila, mentre oltre 333 mila si dichiaravano interessate ad attivare iniziative analoghe in futuro. Il dato più interessante, però, è un altro: cresce anche il volontariato di competenza, cioè la forma in cui un’impresa non si limita a “concedere tempo”, ma mette a disposizione del Terzo settore saperi tecnici e professionali — dal digitale al marketing, dalla formazione alla consulenza organizzativa. Nel 2025 le aziende impegnate in questa forma sono arrivate a 2.950.
Questo sviluppo incontra anche un bisogno reale. Secondo Istat, nel 2023 circa 4,7 milioni di persone hanno svolto attività di volontariato in forma organizzata o attraverso aiuti diretti. Ma lo stesso sistema del non profit resta molto frammentato: al 31 dicembre 2022 le istituzioni non profit attive erano 360.061 e l’85,2% operava senza dipendenti. Significa che migliaia di organizzazioni fanno moltissimo con strutture minime. In un contesto del genere, una competenza professionale donata bene può valere tantissimo.

Azienda Storeis.it e OPSA Padova
Gli incentivi esistono, ma si conoscono poco
Uno dei punti meno conosciuti riguarda il quadro fiscale e normativo riguardo le attività di volontariato azienadale. L’articolo 100 del TUIR consente infatti alle imprese di dedurre, entro il limite del 5 per mille del costo complessivo del lavoro dipendente, le spese relative all’impiego di lavoratori in prestazioni di servizi a favore degli ETS non commerciali. Dopo il via libera della Commissione europea alla riforma fiscale del Terzo settore, comunicato dal Ministero del Lavoro nel marzo 2025, dal 1° gennaio 2026 il regime fiscale ad hoc per gli ETS è entrato in vigore, rendendo più chiaro e più praticabile il quadro. Esistono anche strumenti ulteriori per le erogazioni in denaro o in natura e, in casi specifici, il Social Bonus.
Eppure, qui si apre la vera contraddizione. Unioncamere rilevava già che il 61,6% delle imprese con oltre 50 dipendenti che non avevano attivato il volontariato di competenza non conosceva affatto la norma che consente la deduzione. In altre comunicazioni recenti si parla addirittura di oltre il 70% di aziende ignare del vantaggio fiscale. In sostanza: il problema non è soltanto creare nuovi incentivi, ma far conoscere bene quelli che già esistono, tradurli in politiche aziendali semplici e accompagnare le imprese nel passaggio dalle intenzioni ai progetti.

Azienda KROLL e Coop. Città degli Asini
Il CSV Padova e Rovigo: un partner per co-progettare
Le esperienze più interessanti sono quelle in cui Impresa, Terzo settore e soggetti intermedi lavorano insieme. In questa cornice il volontariato cambia veste e diventa un luogo dove si sperimenta innovazione sociale, si rafforzano competenze, si costruisce coesione; le imprese coinvolte non sono più semplici sostenitrici esterne: diventano protagoniste attive della trasformazione sociale, portando dentro i luoghi di lavoro nuovi linguaggi, nuovi valori e nuove pratiche di welfare aziendale.
Il CSV di Padova e Rovigo assume un ruolo centrale: quello di ponte, facilitatore e infrastruttura di connessione tra mondi che finora si sfioravano, ma raramente collaboravano in modo continuativo.A testimoniare la crescita di questo percorso ci sono anche i numeri.
Dal 2023 ad oggi, 9 aziende hanno scelto di attivare percorsi di volontariato aziendale con il supporto del CSV, di cui 5 soltanto nel 2025.
Sul versante non profit, dal 2023 sono state coinvolte 8 associazioni. In questi due anni hanno partecipato 195 dipendenti, che hanno dedicato complessivamente 2.445 ore di volontariato al servizio della comunità.
Questi dati non sono solo cifre, ma la traccia concreta di una relazione che cresce, si rafforza e genera valore condiviso.
Oggi questo percorso non è più una sperimentazione: è un modello in crescita.
Un modello che racconta una comunità capace di evolvere, innovare e prendersi cura di sé attraverso relazioni nuove e più mature.
Per un territorio come quello di Padova e Rovigo il volontariato aziendale è una possibilità concreta per connettere imprese, enti del Terzo Settore e comunità locali. E qui il ruolo di un CSV è decisivo, il report Terzjus lo dice con chiarezza: il volontariato aziendale funziona meglio quando ci sono soggetti capaci di allineare bisogni degli ETS e aspettative delle imprese, facilitando co-progettazione, monitoraggio e valutazione.
Se sei un’azienda o un’associazione interessata a co-progettare un’esperienza di volontariato aziendale scrivi a silvia.aufiero@csvpadovarovigo.org – mario.polisciano@csvpadovarovigo.org

Azienda Storeis.it e OPSA Padova
Per approfondire
- https://www.vita.it/il-volontariato-aziendale-cresce-coinvolte-75mila-imprese-ma-il-70-ignora-i-vantaggi-fiscali/
- https://terzjus.it/comunicato-stampa/cresce-il-volontariato-aziendale-oltre-75mila-imprese-coinvolte/
- https://terzjus.it/senza-categoria/indagine-excelsior-2025-continua-a-crescere-il-volontariato-di-competenza-anche-nelle-piccole-imprese/
